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LE INTERVISTE

di

Mattia Lattanzi

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MARGHERITA FUMERO

Per tanti anni ha lavorato con il grande Macario, cosa ricorda del grande Maestro ?

Di Macario ho un ricordo vivissimo. Per me è stato un secondo padre: mi ha insegnato con grande pazienza ed affetto i tempi comici e, soprattutto, mi ha insegnato che per farsi amare dal pubblico bisogna amarlo a propria volta, impegnandosi ogni sera come se fosse una prima.

Dal suo debutto a teatro con “Emmeti” al ruolo nel film “Sono tornato al nord” nel 2005; una carriera importante; come la sintetizzerebbe ?

Di "Emmeti" ricordo con tenerezza la ragazzina timidissima che guardava il regista Squarzina e i colleghi con un’ammirazione sconfinata, pensando di non poter mai diventare come loro. Poi, c’è stato l’incontro con Macario, che ha scoperto la mia vena comica e mi ha tenuto a battesimo nella mia prima trasmissione televisiva e nel mio primo film: "Due sul pianerottolo" di Corbucci e Amendola. Ed ecco l’altro incontro importante: Bruno Corbucci, che ha dato una svolta fondamentale alla mia vita artistica sia nel teatro, creando la coppia Beruschi-Fumero, sia nel cinema, nei film accanto a Tomas Milian e Bud Spencer. Dopo anni di televisione, cinema e teatro, quest’anno ho avuto la soddisfazione di debuttare come attrice drammatica nel corto "Ho soltanto chiuso gli occhi". Come posso descrivere la mia carriera? Per me è stata una favola: il sogno della ragazzina che debuttò in "Emmeti" si è realizzato.

Dal 2003 interpreta Wanda in “Camera caffè”; come vive questa esperienza televisiva con Paolo e Luca?

Quattro anni di "Camera Caffè" con Luca e Paolo – attori eccezionali – e altri giovani bravissimi che lavorano con entusiasmo hanno fatto sì che anch’io mi sentissi giovane, desiderosa di iniziare cose nuove.

Molti la ricordano con affetto in "Drive In" come moglie del ragionier Beruschi, ci parla di Beruschi e del vostro matrimonio televisivo?

Beruschi ed io ci siamo conosciuti in teatro ne "L’angelo azzurro" di Corbucci e Amendola, in cui eravamo una coppia di fidanzati; poi,  passando dal teatro alla TV, siamo diventati marito e moglie. È vero che il pubblico ci ricorda ancora con affetto: basti dire che dobbiamo sempre precisare che nella vita non siamo sposati. Tra noi intercorre un’amicizia profonda, fraterna: non riusciamo a trascorrere molti giorni senza sentirci al telefono per condividere le nostre esperienze. Il nostro sogno è poter tornare a lavorare insieme in TV.

C’è differenza a lavorare oggi in teatro rispetto alla compagnia di Macario, e se si perché?

Sì, c’è molta differenza perché non esistono più maestri come Macario: nessuno più ti prende per mano insegnandoti la magica arte del recitare.

Cosa si augura artisticamente per il suo futuro?

Come ho già detto, il mio passato mi ha regalato tante soddisfazioni e il mio presente è meraviglioso. Ricevere il premio del Festival di Villa Basilca mi ha lusingata. Quanto al futuro, spero di conservare la gioia di vivere che si prova recitando e di continuare a credere nei sogni, perché, come dice Langston Hughes: «Tienti stretto ai sogni / perché, se i sogni muoiono, / la vita è un uccello dalle ali spezzate / che non può volare».

Mattia Lattanzi

     
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